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Valuta estera 6 min di lettura27 ottobre 2026di Massimiliano Pili

Fatturi in dollari o sterline? Ecco come gestire il cambio valuta se sei forfettario

Se lavori con clienti negli Stati Uniti o nel Regno Unito e vuoi fatturare in dollari o sterline, ecco come indicare gli importi in euro nella fattura elettronica, quale cambio usare e perche conta anche il giorno in cui incassi.

Fatturi in dollari o sterline? Ecco come gestire il cambio valuta se sei forfettario

Hai un cliente negli Stati Uniti, nel Regno Unito o lavori su piattaforme come Upwork o Fiverr, e ti ha proposto di pagarti in dollari o sterline invece che in euro. Ti sembra tutto semplice finché non ti fermi a pensare: posso fatturare in valuta estera? Quale cambio devo usare? E alla fine, quanto conta davvero per le mie tasse da forfettario? Vediamo come muoverti, in modo chiaro e senza sorprese.

La fattura elettronica deve sempre indicare gli importi in euro

Anche se ti sei accordato con il cliente in dollari o sterline, la fattura elettronica che invii tramite SDI deve riportare gli importi fiscali in euro. Lo prevede la FAQ n. 64 dell'Agenzia delle Entrate (19 luglio 2019): il campo "Divisa" del tracciato XML deve contenere obbligatoriamente il codice "EUR".

Questo significa che:

  • l'imponibile indicato in fattura deve essere espresso in euro, anche se hai concordato il prezzo in valuta estera;
  • puoi comunque indicare il controvalore originale (es. "1.000,00 USD") nella descrizione della riga o nei dati gestionali, come riferimento per te e per il cliente;
  • il documento che ha valore fiscale resta quello in euro, non la valuta estera.

Alcuni software di fatturazione permettono di generare, in aggiunta, una "copia di cortesia" in dollari o sterline senza valore fiscale, utile solo per il cliente estero che vuole vedere l'importo nella sua valuta.

Quale cambio usare per convertire l'importo in euro

Per trasformare l'importo in valuta estera nell'equivalente in euro da inserire in fattura, la regola generale è questa:

  • usa il cambio del giorno in cui hai effettuato la prestazione (o il giorno indicato come data dell'operazione);
  • se quel giorno non è specificato o non coincide con l'emissione, usa il cambio del giorno in cui emetti la fattura;
  • se per quella data non è disponibile un cambio ufficiale (es. weekend o festivo), usa quello del giorno lavorativo precedente più vicino.

Il riferimento più comodo è il tasso di cambio pubblicato dalla Banca d'Italia, basato sui tassi ufficiali della Banca Centrale Europea. Sono pubblici e facili da consultare online.

Esempio pratico. Il 10 giugno emetti una fattura da 1.000 $ a un cliente di New York. Il cambio EUR/USD di quel giorno è 1,08. Il controvalore in euro da indicare in fattura è:

1.000 ÷ 1,08 = 925,93 €

Questo è l'importo che compare nel documento fiscale, anche se nell'accordo con il cliente avevate parlato di "1.000 dollari".

Il principio di cassa cambia le cose: conta anche il giorno in cui incassi

Qui arriva il punto che riguarda in modo specifico chi è in regime forfettario. Il forfettario tassa i ricavi secondo il principio di cassa: non conta quando emetti la fattura, ma quando incassi davvero il pagamento. Lo stesso principio vale per capire quanto hai davvero fatturato ai fini della soglia degli 85.000 €.

Se il cambio si muove tra il giorno dell'emissione e il giorno dell'incasso — cosa normale con dollaro e sterlina, che oscillano spesso — può crearsi una piccola differenza tra:

  • l'importo in euro indicato in fattura (calcolato al cambio del giorno di emissione);
  • l'importo in euro che effettivamente ricevi sul conto quando il cliente paga (calcolato, di fatto, al cambio del giorno dell'incasso).

Esempio pratico (continua dal precedente). La fattura da 1.000 $ indicava un controvalore di 925,93 € al cambio del 10 giugno (1,08). Il cliente paga però 20 giorni dopo, quando il cambio EUR/USD è salito a 1,12. L'equivalente in euro di quei 1.000 $ incassati in quel momento è:

1.000 ÷ 1,12 = 892,86 €

È tendenzialmente questo secondo importo — quello corrispondente a ciò che incassi davvero, convertito al cambio del giorno dell'incasso — a dover concorrere a formare il tuo reddito imponibile da forfettario, proprio perché per te conta il momento dell'incasso e non quello della fattura. Se lavori spesso con clienti che pagano in valuta estera e gli importi in gioco sono significativi, è utile far valutare a un commercialista come tracciare correttamente queste differenze cambio, caso per caso.

Altri aspetti pratici da considerare

  • Commissioni di cambio e di incasso. PayPal, Stripe, Wise o la tua banca applicano spesso un piccolo margine sul cambio, oltre a eventuali commissioni fisse. Non modificano l'importo fiscale già definito in fattura, ma riducono quello che ti arriva davvero in tasca: tienili distinti nei tuoi conteggi, per non confonderti su quanto hai realmente incassato.
  • Un conto in valuta multipla. Strumenti come conti multi-currency (ad esempio Wise o Revolut Business) possono aiutarti a ridurre il numero di conversioni e a tenere più facilmente traccia di data e cambio di ogni incasso.
  • Cliente extra-UE e IVA. Che il cliente sia negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in un altro paese extra-UE, la fattura verso un soggetto estero segue le regole ordinarie su territorialità IVA (tipicamente fuori campo IVA italiana) e, come sempre da forfettario, non applichi mai la ritenuta d'acconto. Questo vale indipendentemente dalla valuta in cui vieni pagato.

Checklist: fatturare in dollari o sterline da forfettario

  • Nel software di fatturazione elettronica, indica sempre gli importi fiscali in euro (campo Divisa = EUR).
  • Se vuoi, aggiungi il controvalore in valuta estera e il cambio usato nella descrizione della fattura, come riferimento per te e per il cliente.
  • Converti l'importo usando il cambio ufficiale (Banca d'Italia/BCE) del giorno dell'operazione o, in mancanza, del giorno di emissione della fattura.
  • Annota data e cambio di ogni incasso effettivo: è quell'equivalente in euro che concorre al tuo reddito imponibile e alla soglia degli 85.000 €.
  • Se il volume di incassi in valuta estera cresce o i cambi oscillano molto, parlane con un commercialista per gestire al meglio eventuali differenze cambio.

Gestire clienti e valute diverse può sembrare complicato, ma con gli strumenti giusti resta tutto sotto controllo: fattura in euro, annota il cambio usato, e tieni traccia di quando incassi davvero. Così resti tranquillo anche quando lavori con l'estero.

Forfee non sostituisce una consulenza fiscale personalizzata: per situazioni più complesse — grandi volumi in valuta estera, importi rilevanti o dubbi specifici sul tuo caso — ti consigliamo di confrontarti con un commercialista.

Fonti ufficiali

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