Hai comprato un PC, un furgone o attrezzatura da forfettario? Ecco perché la spesa non ti fa pagare meno tasse
Scopri perché nel regime forfettario il costo di computer, auto e attrezzature non riduce le tasse, e perché il vecchio limite di 20.000€ sui beni strumentali non esiste più dal 2019.
Hai appena comprato un computer nuovo, un furgone per il lavoro o dell'attrezzatura professionale e ti stai chiedendo: questa spesa mi fa pagare meno tasse? Se sei in regime forfettario la risposta sorprende quasi tutti: no, quella spesa non riduce l'imposta che devi versare. Vediamo perché funziona così, cosa cambia rispetto al regime ordinario e perché puoi smettere di preoccuparti di un vecchio limite che in molti pensano ancora valido.
Perché il costo di un bene strumentale non riduce le tasse
Nel regime forfettario le imposte non si calcolano sottraendo le spese reali dal fatturato, come accade nel regime ordinario o semplificato. Si calcolano applicando al fatturato incassato un coefficiente di redditività, che varia in base al tuo codice ATECO: quella percentuale rappresenta il reddito imponibile, il resto è considerato forfettariamente "costo", a prescindere da quanto hai davvero spenso.
Questo significa che comprare un computer, un'auto strumentale, un macchinario o arredare uno studio non cambia il calcolo delle imposte. Non esiste l'ammortamento, non esiste la deduzione della spesa, non esiste un libro dei beni ammortizzabili da compilare: tutto quello che serve per determinare l'imponibile è il fatturato e il coefficiente della tua attività.
Un esempio numerico
Prendiamo un graphic designer freelance con coefficiente di redditività del 78% (quello tipico delle attività professionali, scientifiche e tecniche):
- fatturato incassato nell'anno: 30.000€
- acquisto di un nuovo PC e di una licenza software: 3.000€
- reddito imponibile: 30.000€ × 78% = 23.400€
Il reddito imponibile resta 23.400€ sia che tu abbia speso 3.000€ in attrezzatura, sia che tu non abbia speso nulla. L'imposta sostitutiva (5% nei primi cinque anni in presenza dei requisiti di start-up, altrimenti 15%) si applica sempre sulla stessa base. I 3.000€ spesi per il PC restano un costo a carico tuo, senza alcun effetto sul calcolo delle tasse.
L'unica eccezione: i contributi previdenziali
C'è una sola voce di spesa che riduce davvero il reddito imponibile nel forfettario: i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno, sia alla gestione separata INPS che a una cassa professionale o alla gestione artigiani e commercianti. Questi si sottraggono dal reddito prima di applicare l'imposta sostitutiva. Tutto il resto, incluse le spese per beni strumentali, resta fuori da questo calcolo.
Sfatiamo il mito del limite di 20.000€ sui beni strumentali
Se hai letto vecchie guide sul regime forfettario, probabilmente hai trovato scritto che il valore dei beni strumentali non può superare i 20.000€, altrimenti si esce dal regime. Questa regola esisteva davvero nella versione originale del forfettario introdotta dalla legge 190/2014, ma è stata abrogata nel 2019: oggi non esiste più nessun limite sul valore dei beni strumentali per accedere o rimanere nel regime forfettario.
Attenzione a non confonderlo con un limite diverso, tuttora in vigore: quello sulle spese per lavoro dipendente e collaboratori, fissato a 20.000€ dalla legge di bilancio 2020. È un limite che riguarda gli stipendi che eventualmente paghi a dipendenti o collaboratori, non gli acquisti di computer, auto o attrezzature. Il fatto che il numero sia lo stesso (20.000€) genera spesso confusione, ma sono due regole completamente diverse, e solo la seconda è ancora attiva.
In pratica, oggi puoi investire in beni strumentali per qualunque importo senza che questo influisca sulla permanenza nel regime forfettario. L'unico requisito che conta davvero resta il fatturato annuo, con la soglia di 85.000€.
Conviene comunque conservare le fatture di acquisto
Anche se il costo non riduce le tasse, conservare le fatture e le ricevute di acquisto dei beni strumentali resta una buona abitudine, per almeno due motivi:
- in caso di controllo, dimostrano che l'attività è effettivamente svolta e che i beni sono coerenti con il lavoro dichiarato;
- se in futuro dovessi passare al regime ordinario o semplificato, è utile avere una ricostruzione chiara degli investimenti fatti, anche se gli acquisti effettuati da forfettario di norma non generano quote di ammortamento residue deducibili nel nuovo regime.
Quando ha senso rivalutare il regime forfettario
Se la tua attività richiede investimenti importanti e ricorrenti in beni strumentali (attrezzature costose, veicoli, allestimento di uno studio o di un negozio), può valere la pena confrontare i numeri con il regime ordinario o semplificato, dove potresti dedurre i costi reali e detrarre l'IVA sugli acquisti. Non è una scelta valida per tutti: dipende dal volume degli investimenti rispetto al fatturato, e va valutata caso per caso.
Checklist: beni strumentali nel regime forfettario
- Il costo di computer, auto, macchinari e attrezzature non riduce l'imponibile: le tasse si calcolano sul fatturato per coefficiente di redditività
- Non esiste ammortamento né libro dei beni ammortizzabili nel forfettario
- L'unica spesa che riduce davvero l'imponibile sono i contributi previdenziali obbligatori
- Il vecchio limite di 20.000€ sul valore dei beni strumentali è stato abolito nel 2019: oggi non esiste più
- Esiste invece, dal 2020, un limite di 20.000€ sulle spese per lavoro dipendente e collaboratori: è una regola diversa e ancora valida
- Se prevedi investimenti rilevanti e ricorrenti, confronta i conti con il regime ordinario
Questo articolo ha uno scopo informativo generale e non sostituisce una consulenza fiscale personalizzata: per situazioni complesse, come investimenti di importo rilevante o il passaggio a un altro regime, parlane con un consulente fiscale.
Fonti ufficiali
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 — Normattiva
- Regime forfetario: che cos'è — Agenzia delle Entrate
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