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Residenza fiscale 7 min di lettura27 ottobre 2026di Massimiliano Pili

Ti trasferisci all'estero? Ecco cosa succede alla tua partita IVA forfettaria

Stai pensando di lavorare da un altro paese, magari come nomade digitale? Ecco quando puoi restare forfettario e quando invece rischi di uscire dal regime.

Il dubbio: puoi lavorare da remoto all'estero e restare forfettario?

Sempre più liberi professionisti lavorano da remoto, anche per mesi, fuori dall'Italia. Prima di prenotare il volo, però, è giusto chiederti cosa succede alla tua partita IVA forfettaria se cambi paese. La risposta dipende soprattutto da un fattore: dove sei residente fiscalmente, non da dove ti trovi fisicamente ogni tanto.

Vediamo insieme le regole, senza ansia e senza sorprese.

La regola di base: il forfettario pensato per chi è residente in Italia

Se sei residente fiscalmente in Italia, l'accesso e la permanenza nel regime forfettario dipendono solo dai requisiti ordinari: i limiti di ricavi o compensi e le cause di esclusione previste dalla legge. La residenza, in questo caso, non è un problema.

Le cose cambiano quando smetti di essere residente fiscale in Italia, ad esempio perché ti trasferisci stabilmente in un altro paese.

Se ti trasferisci in un paese UE o SEE: due condizioni, entrambe necessarie

Se diventi residente fiscale in uno Stato membro dell'Unione Europea o in uno Stato dello Spazio Economico Europeo che garantisce un adeguato scambio di informazioni con l'Italia, puoi continuare a usare il regime forfettario, ma solo se rispetti entrambe queste condizioni:

  • risiedi fiscalmente in quel paese UE o SEE;
  • produci in Italia almeno il 75% del tuo reddito complessivo.

Questa verifica si fa guardando il periodo d'imposta precedente, e attenzione: non è un controllo che vale solo per l'anno in cui ti trasferisci. Il requisito del 75% va rispettato anche negli anni successivi, altrimenti il regime si perde comunque.

E se ti trasferisci fuori dalla UE o dal SEE?

Se la tua nuova residenza fiscale è in un paese extra UE/SEE (molte destinazioni popolari tra i nomadi digitali, ad esempio fuori dall'Europa, rientrano in questo caso), il regime forfettario semplicemente non è più compatibile con la tua posizione, indipendentemente dalla percentuale di reddito prodotto in Italia.

Quando perdi il regime da subito e quando dall'anno dopo

Qui sta un punto che tranquillizza molti: perdere i requisiti per il forfettario non significa quasi mai uscire dal regime "da un giorno all'altro".

  • L'unica causa che fa decadere dal forfettario con effetto immediato, nel corso dello stesso anno, è il superamento dei 100.000 euro di ricavi o compensi.
  • Tutte le altre cause di esclusione, compreso il superamento della soglia degli 85.000 euro e la perdita del requisito di residenza o del 75%, producono effetto dall'anno successivo.

Questo significa che se ti trasferisci all'estero a metà anno, nella maggior parte dei casi continui a fatturare come forfettario fino al 31 dicembre, e solo dall'anno dopo passi al regime ordinario (se la tua situazione resta quella).

Un caso concreto chiarito dall'Agenzia delle Entrate

Un interpello recente (n. 149/2025) ha riguardato proprio una situazione di questo tipo: un professionista era diventato fiscalmente non residente dal 15 maggio, ma se ne era accorto solo molti mesi dopo. L'Agenzia delle Entrate ha confermato che, non essendo il trasferimento di residenza una causa di decadenza immediata, le fatture emesse come forfettario in quel periodo restavano valide e non andavano corrette. Un esempio utile di come la norma protegga chi si trova in buona fede in una situazione di passaggio.

Cosa cambia in pratica se esci dal regime

Se alla fine perdi i requisiti, dall'anno in cui scatta l'uscita dovrai applicare gli adempimenti del regime IVA ordinario: addio imposta sostitutiva al 5% o al 15%, le fatture dovranno esporre l'IVA e cambieranno anche gli obblighi dichiarativi. Non è una cosa da gestire all'ultimo momento: prima ti organizzi, meno stress avrai dopo.

Checklist prima di partire

  • Capisci con chiarezza dove sarai residente fiscalmente (non solo dove vivrai qualche mese): dipende da giorni di permanenza, centro degli interessi vitali e, se ti cancelli dall'Italia, dall'iscrizione all'AIRE.
  • Se ti sposti in un paese UE o SEE, stima quanto reddito continuerai a produrre in Italia: deve restare almeno al 75% per mantenere il forfettario.
  • Se ti sposti fuori dalla UE/SEE, considera che il forfettario, in genere, non è più l'opzione giusta.
  • Verifica le tempistiche: la maggior parte dei cambi di residenza non fa perdere il regime a metà anno, ma solo dall'anno successivo.
  • Tieni traccia precisa delle date di trasferimento: in caso di dubbi con l'Agenzia delle Entrate, fanno la differenza.

Una parola in più

Le regole sulla residenza fiscale internazionale (convenzioni contro le doppie imposizioni, centro degli interessi vitali, giorni di permanenza) possono diventare complesse in fretta, soprattutto se ti muovi tra più paesi nello stesso anno. Forfee ti aiuta a tenere sotto controllo fatturazione, F24 e scadenze mentre resti in regime forfettario, ma non sostituisce una consulenza fiscale personalizzata nei casi più articolati: se la tua situazione non è semplice, vale la pena parlarne con un professionista prima di partire.

Fonti ufficiali

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