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Contributi 5 min di lettura24 settembre 2026di Massimiliano Pili

Hai una cassa di previdenza professionale (Inarcassa, CIPAG, ENPAB)? Ecco perché il forfettario non riduce i tuoi contributi

Se sei iscritto a Inarcassa, CIPAG, ENPAB o un'altra cassa professionale, il regime forfettario riduce le imposte ma non tocca i contributi previdenziali: ecco come si calcolano davvero, con esempi numerici.

Se sei ingegnere, architetto, geometra, biologo o eserciti un'altra professione con una cassa di previdenza privata (Inarcassa, CIPAG, ENPAB, Cassa Forense, ENPAP e simili), probabilmente hai notato una cosa che spiazza molti neo-forfettari: il coefficiente di redditività abbassa il reddito su cui paghi le imposte, ma i contributi alla tua cassa non calano allo stesso modo. Non è un errore di calcolo. È così che funziona, e vale la pena capire perché prima che arrivi il bollettino.

Cosa cambia davvero con il forfettario

Il regime forfettario incide sul reddito imponibile ai fini fiscali: applichi il coefficiente di redditività (78% per le attività professionali, scientifiche e tecniche) ai ricavi incassati, e su quella base paghi l'imposta sostitutiva al 5% o al 15%.

Le casse di previdenza private, però, non dipendono dall'Agenzia delle Entrate: sono enti autonomi, ognuno con il proprio regolamento. Il regime forfettario non ha alcun effetto automatico sulle loro aliquote o sui loro importi minimi. La riduzione del 35% dei contributi che la legge riconosce a chi è iscritto alla gestione IVS artigiani e commercianti dell'INPS, ad esempio, non si applica alle casse professionali: sono due mondi previdenziali diversi, con regole diverse.

In pratica, per chi ha una cassa come Inarcassa, CIPAG o ENPAB, i contributi si calcolano con le stesse regole di sempre, sia che tu sia in regime forfettario sia che tu sia in regime ordinario.

L'esempio di Inarcassa (ingegneri e architetti)

Nel 2026 Inarcassa prevede due contributi principali:

  • Contributo soggettivo: 14,5% sul reddito professionale netto, con un minimo fisso di 2.785€ l'anno (dovuto anche se il reddito è basso).
  • Contributo integrativo: 4% sul volume d'affari IVA (il fatturato lordo), con un minimo fisso di 850€ l'anno.

Facciamo un esempio concreto. Un ingegnere forfettario fattura 40.000€ in un anno.

  • Reddito imponibile forfettario: 40.000€ × 78% = 31.200€
  • Contributo soggettivo: 14,5% × 31.200€ = 4.524€ (supera il minimo, quindi si paga la cifra calcolata)
  • Contributo integrativo: 4% × 40.000€ = 1.600€ (supera il minimo di 850€)
  • Totale contributi Inarcassa: 6.124€

Di questi, solo il contributo soggettivo è deducibile dal reddito ai fini fiscali (il contributo integrativo no, perché è un importo che si addebita in fattura al cliente). Il reddito su cui si calcola l'imposta sostitutiva scende quindi a 31.200€ - 4.524€ = 26.676€, su cui l'imposta è 4.001€ al 15% oppure 1.334€ al 5% (se rientri nei requisiti per l'aliquota agevolata).

Ora guarda cosa succede con un fatturato più basso, 10.000€ l'anno:

  • Reddito imponibile forfettario: 10.000€ × 78% = 7.800€
  • Contributo soggettivo calcolato: 14,5% × 7.800€ = 1.131€ → ma sotto al minimo, quindi si paga il minimo di 2.785€
  • Contributo integrativo calcolato: 4% × 10.000€ = 400€ → sotto al minimo, si paga il minimo di 850€
  • Totale: 3.635€, cioè oltre un terzo del fatturato

Questo è il punto che sorprende di più chi inizia con fatturati contenuti: i minimi fissi si pagano comunque, indipendentemente da quanto guadagni davvero.

E se sei iscritto a CIPAG o ENPAB?

Il meccanismo è lo stesso, cambiano solo aliquote e importi.

CIPAG (geometri): contributo soggettivo al 20% del reddito professionale (3,5% sulla parte che eccede 183.550€), con un minimo fisso di circa 4.205€ l'anno; contributo integrativo al 5% del fatturato lordo, addebitato in fattura al cliente.

ENPAB (biologi): contributo soggettivo al 15% del reddito professionale, minimo 1.309€; contributo integrativo al 4% dei compensi, minimo 106€; più un contributo maternità fisso di 136€. Il totale minimo annuo, anche a fatturato zero, è quindi 1.551€.

Ogni cassa ha il proprio regolamento su aliquote, minimi e agevolazioni (per esempio riduzioni per chi si iscrive per la prima volta sotto una certa età): se la tua professione ha una cassa dedicata diversa da queste tre, il principio resta identico, ma i numeri vanno verificati sul regolamento specifico del tuo ente.

Perché è diverso dalla gestione separata INPS

Se conosci qualcuno forfettario con la gestione separata INPS (tipica di chi non ha un albo con cassa dedicata), avrà notato una differenza: lì i contributi sono solo una percentuale sul reddito imponibile, senza un importo minimo fisso da versare comunque. Con una cassa professionale privata, invece, il minimo fisso è la norma: è pensato per garantire una copertura previdenziale continuativa, ma significa anche che a fatturati bassi l'incidenza dei contributi sul reddito può essere molto alta.

Checklist rapida

  • Non aspettarti che il coefficiente di redditività riduca anche i contributi alla tua cassa professionale: incide solo sulla base imponibile fiscale, non su quella previdenziale.
  • Calcola sempre sia la cifra "a percentuale" sia il minimo fisso della tua cassa: paghi il maggiore dei due.
  • Ricorda che, in genere, solo il contributo soggettivo è deducibile dal reddito forfettario: verifica le regole specifiche della tua cassa per l'integrativo.
  • Se stai per aprire la Partita IVA con fatturati previsti bassi, metti in conto che i minimi fissi della cassa si pagano comunque, fin dal primo anno.
  • Controlla se la tua cassa prevede agevolazioni per neo-iscritti (spesso legate all'età o agli anni di iscrizione): vanno richieste, non sono automatiche.

Un chiarimento importante

Ogni cassa di previdenza privata ha un proprio regolamento, che può cambiare da un anno all'altro e prevedere eccezioni non trattate qui. Forfee ti aiuta a stimare imposte e a tenere sotto controllo le scadenze, ma per il calcolo esatto dei contributi alla tua cassa professionale, soprattutto in presenza di agevolazioni o situazioni particolari, ti consigliamo di verificare sempre con il tuo ente di previdenza o con un consulente fiscale.

Fonti ufficiali

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