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Contributi 6 min di lettura30 ottobre 2026di Massimiliano Pili

Hai fatturato poco (o niente) questo mese? Ecco cosa devi pagare comunque da forfettario

Quando gli incassi scendono a zero, non tutto si ferma: scopri cosa resta dovuto tra INPS, dichiarazione dei redditi e costi fissi, e cosa invece no.

Hai fatturato poco (o niente) questo mese? Ecco cosa devi pagare comunque da forfettario

Capita a tutti i freelance: un mese va fortissimo, quello dopo arriva un cliente in meno e il fatturato scende a zero o quasi. Il dubbio immediato è sempre lo stesso: "se non ho incassato niente, devo comunque pagare tasse e contributi?" La risposta cambia parecchio a seconda di cosa stiamo guardando: imposte, contributi INPS o adempimenti dichiarativi. Vediamo tutto con ordine, senza ansia.

Le imposte seguono il tuo incasso reale

Qui la notizia è buona. Il regime forfettario funziona a principio di cassa: l'imposta sostitutiva (5% o 15%, secondo la tua situazione) si calcola solo sui compensi che hai effettivamente incassato nell'anno, non su quanto hai fatturato o su quanto avresti potuto incassare. Se in un periodo non incassi nulla, su quella parte non c'è nessuna imposta da versare. Tutto chiaro e lineare, nessuna sorpresa.

I contributi INPS: qui la situazione dipende dalla tua cassa

È il punto dove si fa più confusione, perché le regole cambiano in base a che tipo di posizione INPS hai.

Se sei iscritto alla Gestione Separata

Se lavori come libero professionista senza una cassa di categoria (è il caso tipico di consulenti, creator, molte attività di servizi), i contributi alla Gestione Separata sono proporzionali al reddito che dichiari. Niente reddito in un anno significa, semplificando, niente contributi da versare per quell'anno. Attenzione però a un effetto collaterale: un anno senza contributi è anche un anno senza copertura previdenziale e senza accumulo di anzianità contributiva. Non è un problema fiscale, ma vale la pena saperlo.

Se sei artigiano o commerciante

Qui le cose cambiano parecchio, e questo è il punto che genera più ansia. Se la tua attività ti porta a essere iscritto alla gestione IVS di artigiani o commercianti, l'INPS applica un contributo fisso minimo, calcolato su un reddito minimale convenzionale che per il 2026 è di 18.808 euro. Questo contributo si paga anche se il tuo fatturato è zero, perché non è legato al reddito effettivo ma a questa soglia minima fissata per legge. Per il 2026 significa, al netto di eventuali agevolazioni:

  • artigiani: circa 4.521 euro l'anno, suddivisi in quattro rate trimestrali di circa 1.130 euro;
  • commercianti: circa 4.612 euro l'anno, suddivisi in quattro rate trimestrali di circa 1.153 euro.

La buona notizia è che, essendo in regime forfettario, puoi richiedere la riduzione del 35% su questi importi, che si traduce in un risparmio reale sulla cifra fissa. Se non l'hai ancora attivata, è uno dei primi controlli da fare in un periodo di fatturato basso, proprio perché l'importo fisso pesa di più quando gli incassi scarseggiano.

La dichiarazione dei redditi non si salta

Anche con un reddito a zero, la dichiarazione dei redditi va presentata comunque. Non farlo può generare un'anomalia nel sistema dell'Agenzia delle Entrate: la partita IVA risulta attiva, ma non arriva nessun modello, e questo può portare a controlli o richieste di chiarimento che si potevano evitare con cinque minuti di buona gestione. Vale soprattutto se hai altri redditi nello stesso anno (lavoro dipendente, affitti, altro), perché in quel caso la dichiarazione è obbligatoria a prescindere dalla partita IVA.

Diverso il discorso per l'IVA: il regime forfettario è esonerato dalle liquidazioni periodiche IVA e dalla dichiarazione IVA annuale, quindi su questo fronte un periodo senza fatture non comporta nessun adempimento in più.

I costi che restano comunque, fatturato o non fatturato

Oltre a imposte e contributi, ci sono alcune voci fisse che continuano a correre anche nei mesi "vuoti":

  • il diritto camerale annuale, se la tua attività richiede l'iscrizione alla Camera di Commercio (l'importo varia a seconda della Camera di competenza, ma resta comunque dovuto);
  • i costi di gestione della partita IVA: software di fatturazione, eventuale commercialista, strumenti che usi per lavorare;
  • il bollo da 2 euro sulle fatture elettroniche, ma solo su quelle che effettivamente emetti, quindi in un mese senza fatture non c'è bollo da versare.

Checklist: cosa paghi e cosa no a fatturato zero

  • Imposta sostitutiva: no, si paga solo su quanto incassi davvero.
  • Contributi Gestione Separata: no (ma attenzione alla copertura previdenziale).
  • Contributi INPS artigiani/commercianti: sì, il minimale fisso è dovuto comunque — verifica se hai attivato lo sconto del 35%.
  • Dichiarazione dei redditi: sì, va presentata comunque.
  • Liquidazioni e dichiarazione IVA: no, il forfettario ne è esonerato.
  • Bollo sulle fatture: solo se emetti fatture.
  • Diritto camerale e costi di gestione: sì, restano dovuti.

Ogni situazione ha le sue sfumature, soprattutto se hai più fonti di reddito o una cassa previdenziale diversa da quelle citate qui: in questi casi una consulenza fiscale personalizzata resta il modo più sicuro per non lasciare nulla al caso. Forfee ti aiuta a tenere sotto controllo scadenze, stime e contributi in modo semplice, ma non sostituisce il parere di un professionista nei casi più complessi.

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