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Fatturazione 7 min di lettura12 ottobre 2026di Massimiliano Pili

Fattura elettronica alla Pubblica Amministrazione da forfettario: cosa cambia rispetto ai clienti privati

Hai un incarico per un Comune, una ASL o un'università? Scopri perché lo split payment non ti riguarda, come funziona il codice IPA al posto del solito 0000000, e quando servono CIG e CUP.

Il dubbio: fatturare alla PA è diverso da fatturare a un cliente privato?

Hai appena preso un piccolo incarico per un Comune, una scuola, una ASL o un'università e ti stai chiedendo se la tua fattura elettronica da forfettario funziona come al solito. La risposta breve è: quasi sempre sì, con qualche accorgimento in più. Vediamo punto per punto cosa cambia davvero, senza allarmismi.

Niente split payment, perché non hai IVA da scindere

Lo split payment (scissione dei pagamenti, art. 17-ter del DPR 633/1972) è il meccanismo per cui, nelle fatture verso le PA soggette a IVA, l'ente versa l'imposta direttamente all'Erario invece che al fornitore.

Se sei in regime forfettario, questo meccanismo semplicemente non ti riguarda: le tue fatture non espongono IVA (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014), quindi non c'è nessuna imposta da scindere. In fattura continui a indicare la tua solita dicitura di esenzione IVA e il riferimento normativo del regime forfettario, esattamente come faresti con un cliente privato.

Il codice destinatario cambia: niente più "0000000"

Quando fatturi a un privato o a un'azienda senza fatturazione elettronica obbligatoria via SDI con codice specifico, di solito usi il codice destinatario generico "0000000" (o il codice del tuo intermediario). Verso la Pubblica Amministrazione questo codice non basta.

Ogni ente pubblico ha uno o più codici IPA: una sequenza di 6 caratteri che identifica in modo univoco l'ufficio che deve ricevere ed elaborare la fattura. Lo trovi così:

  • cerca l'ente sul portale IndicePA, la banca dati ufficiale gestita da AgID;
  • individua l'ufficio specifico indicato nell'ordine, nel contratto o nella determina che hai ricevuto (lo stesso ente può avere più uffici, ognuno con un codice diverso);
  • verifica che l'ufficio risulti attivo per la fatturazione elettronica.

Il codice IPA va inserito nel campo "codice destinatario" al posto dello 0000000. Se sbagli codice, lo SdI scarta la fattura e devi correggerla e reinviarla: meglio controllarlo con calma prima di emetterla, magari chiedendo conferma a chi ti ha affidato l'incarico.

CIG e CUP: quando servono e cosa succede se li dimentichi

Per i contratti pubblici disciplinati dal Codice dei contratti (D.Lgs. 36/2023), la stazione appaltante è di norma tenuta a richiedere un CIG (Codice Identificativo Gara), a prescindere dall'importo, salvo le eccezioni previste per le spese minime di natura economale. Il CUP (Codice Unico di Progetto) si aggiunge invece quando l'incarico fa parte di un progetto di investimento pubblico, e in quel caso è l'ente stesso a comunicartelo.

Se l'ente ti ha fornito questi codici, vanno riportati nella fattura elettronica. Dimenticarli non è un dettaglio formale: lo SdI può scartare il documento (è capitato con il codice di errore 00432) e il pagamento resta fermo finché non rinvii una fattura corretta. La cosa più semplice è chiedere per iscritto, prima di fatturare, se CIG e/o CUP sono previsti e quali sono: nella determina o nella lettera di incarico di solito sono già indicati.

Quanto tempo ha la PA per pagarti

Il termine standard di pagamento delle fatture da parte della Pubblica Amministrazione è di 30 giorni dalla data di ricezione della fattura. Può salire a 60 giorni in due casi: per il settore sanitario, che rientra automaticamente in questa fascia più ampia, oppure quando una clausola specifica del contratto giustifica, per la natura particolare del rapporto, un termine più lungo. In ogni caso il tetto massimo resta 60 giorni: se il contratto o la prassi dell'ente prevedono di più, la scadenza va comunque ricondotta entro questo limite.

Se superati questi termini non vedi il pagamento, hai diritto agli interessi di mora previsti dalla normativa sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali: vale la pena tenere traccia delle date di invio e ricezione delle fatture anche per questo motivo.

Una novità 2026 da conoscere (ma senza preoccuparti se sei in regola)

Dal 15 giugno 2026, la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha modificato le regole di verifica previste dall'art. 48-bis del DPR 602/1973 per i pagamenti ai professionisti da parte della Pubblica Amministrazione: la verifica su eventuali debiti fiscali scaduti si applica ora in modo più esteso, senza la precedente soglia minima di importo. In pratica, prima di pagarti, l'ente può controllare se risultano a tuo carico debiti fiscali non saldati.

Se la tua posizione è in regola — cosa che vale per la stragrande maggioranza di chi lavora in forfettario e versa regolarmente imposta sostitutiva e contributi alle scadenze — questa novità non cambia nulla nella pratica. Vale solo la pena saperlo se nel tempo hai accumulato cartelle esattoriali non ancora chiuse: in quel caso informati con calma presso l'ente o un professionista prima di un incarico PA importante.

Checklist: così la tua fattura alla PA non si blocca allo SdI

  • Hai verificato il codice IPA corretto dell'ufficio destinatario su IndicePA (non il solito 0000000)?
  • Hai inserito CIG e/o CUP se l'ente te li ha comunicati?
  • La dicitura di esenzione IVA del regime forfettario è presente e corretta, come nelle tue fatture ai privati?
  • Hai controllato se serve il bollo da 2€ (importo non soggetto a IVA superiore a 77,47€)?
  • Hai segnato in agenda la scadenza di pagamento prevista (30 o 60 giorni) per poter sollecitare in caso di ritardo?

Disclaimer: questo articolo ha scopo informativo generale e non sostituisce una consulenza fiscale personalizzata. Per contratti PA con clausole particolari, importi elevati o situazioni debitorie pregresse, confrontati con un commercialista o con il tuo consulente di fiducia.

Fonti ufficiali

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